Generalità
Lalimentazione è uno dei fattori che maggiormente concorrono alla realizzazione
di una forma fisica ottimale, presupposto necessario per il massimo rendimento atletico.
Lattività sportiva, solo se effettuata a livello agonistico, deve essere
considerata unattività particolare da un punto di vista dietetico, in quanto in
essa prevale significativamente, rispetto allattività normale, lesercizio
muscolare ed un certo tipo di impegno psichico.
La dieta fornisce, attraverso gli alimenti, le molecole utili per svolgere le
funzioni fisiologiche, promuove un incremento della massa muscolare e ottimizza il lavoro
fisico, reintegra infine le perdite dovute allo stress fisico e mentale dellatleta.
Lefficacia della dieta dipende dalladeguatezza
dellapporto calorico, dalla sua composizione in nutrienti e dalla modulazione degli
apporti nutritizi nelle varie fasi del programma sportivo: la preparazione atletica, la
gara, il recupero.
Non esistono alimenti "magici" o diete particolari che possano migliorare la
prestazione atletica. Solo una sana e adeguata alimentazione contribuisce a rendere
lorganismo efficiente ed in grado di affrontare gli impegni di allenamento e di
gara.
Lalimentazione degli atleti deve tenere conto delle caratteristiche antropometriche
individuali e degli specifici programmi di allenamento, nonché della programmazione degli
impegni agonistici.
Per il periodo dellallenamento lontano dagli eventi agonistici, è
consigliabile una dieta prudente molto simile allalimentazione consigliata anche per
la popolazione generale.
Lunica caratteristica distintiva dellalimentazione di un atleta
impegnato in continui e gravosi programmi di allenamento è rappresentata da un aumentato
fabbisogno di energia direttamente correlato alleffettivo aumentato dispendio
energetico, laddove questo si verifichi.
La razione alimentare giornaliera deve tenere conto delle maggiori necessità connesse
alla pratica sportiva sia in termini di energia sia per quanto riguarda i nutrienti non
energetici.
La razione alimentare
Ladozione di corrette abitudini alimentari da parte degli atleti, di ogni
disciplina sportiva, è condizione necessaria per mantenere una buona forma fisica e per
il conseguimento del successo agonistico.
Lalimentazione dello sportivo, come abbiamo già detto, deve in primo
luogo assicurare un apporto di calorie sufficiente a coprire i dispendi energetici,
talvolta anche molto elevati, legati alla pratica sportiva quotidiana, e relativi tanto
agli allenamenti che alle gare.
In secondo luogo essa deve far fronte alle molteplici esigenze nutrizionali
dellatleta al fine di promuovere e conservare un elevato livello di benessere
psico-fisico, indispensabile per primeggiare in qualsiasi disciplina sportiva.
La dietologia applicata allo sport deve soddisfare le finalità suddette, attraverso la
proposta di regimi alimentari che consentano di distribuire la razione alimentare, a volte
molto consistente (4500-5000 Kcalorie ed oltre) nellarco della giornata in modo da
non interferire con gli orari di allenamento, che tengano conto dellevento
competizione, che siano graditi e al contempo di facile digeribilità.
Indispensabile quindi il criterio di adottare una "dieta prudente", in grado
cioè di rappresentare una vera e propria prevenzione per le malattie dismetaboliche e/o
degenerative negli anni seguenti alla interruzione dellattività agonistica.
Come per la popolazione generale, anche per lo sportivo la maggior parte della razione
alimentare deve essere costituita dai carboidrati, cioè gli zuccheri; questi devono
infatti rappresentare il 60% circa dellintera quota giornaliera dellenergia.
Per la maggior parte (80%) devono essere "zuccheri complessi", come quelli
contenuti nei cereali (pasta, pane, biscotti, fette biscottate, riso, mais, ecc.) e nei
tuberi (patate). Agli "zuccheri semplici" (zucchero comune, miele, marmellate,
dolci, frutta, ecc.) è affidata la copertura del restante 20%. I carboidrati
costituiscono il principale substrato energetico per i muscoli in attività e sono in
grado di fornire una buona quantità di energia, circa 4 Kcal. per grammo di sostanza, di
rapida utilizzazione. Sono quindi indicati tanto nei gesti sportivi rapidi ed intensi,
quanto nelle attività protratte nel tempo.
Le proteine svolgono principalmente una funzione plastica e sono indispensabili
per tutte le funzioni vitali del nostro organismo; vanno assunte in quantità pari a
1,0-1,5 grammi per chilogrammo di peso corporeo ideale. In particolari situazioni
fisiologiche quali laccrescimento, le fasi di potenziamento muscolare e quando
lattività sportiva venga praticata a lungo, quotidianamente e con elevato impegno,
si può incrementare lapporto proteico fino a 1,8-2,0 grammi per Kg di peso. Nella
razione giornaliera le proteine devono rappresentare il 12-15% delle calorie totali
assunte nella giornata e devono provenire sia da alimenti di origine animale (latte e
derivati, carni, pesci, uova, ecc.), sia da alimenti di origine vegetale: legumi (ceci,
fagioli, piselli, ecc.) e cereali (pasta, riso, ecc.). Le proteine forniscono 4 Kcal. per
grammo di sostanza.
I grassi sono nutrienti ad elevato contenuto energetico, rendono infatti 9 Kcal.
per grammo, vengono utilizzati come fonte energetica, insieme ai carboidrati,
nellimpegno sportivo di lunga durata e di intensità medio-bassa. Devono
rappresentare una quota variabile, a seconda delle circostanze, tra il 28 e il 30%
dellenergia totale giornaliera, e vengono assunti sia come grassi contenuti negli
alimenti (latte, formaggi, carni, salumi, uova, pesci, semi oleosi, frutta secca, ecc.),
sia come "condimenti" (olii, burro, lardo, ecc.). Tra questi ultimi sono da
preferire le fonti di provenienza vegetale con particolare riguardo allolio di oliva
vergine ed extra vergine.
Lalimentazione dello sportivo deve essere variata, cioè composta da
alimenti diversi, ricca di frutta e di verdure consumate sia crude che cotte per garantire
un adeguato apporto di acqua, sali minerali, vitamine e di fibra alimentare.
Abbiamo brevemente descritto la razione alimentare più rispondente alle necessità degli
atleti ed è facile rendersi conto che, involontariamente, abbiamo delineato, allo stesso
tempo, le caratteristiche fondamentali del "Modello di nutrizione
mediterranea"; quelle abitudini alimentari cioè che da anni la letteratura
internazionale ha indicato come le più confacente le necessità nutrizionali delle
persone attive, in grado di promuovere e conservare un buono stato di salute e di
efficienza fisica anche nella popolazione generale.
Un altro aspetto importante dellalimentazione degli atleti è lassunzione
di acqua. Lapporto idrico deve essere abbondante, non limitato al momento dei
pasti principali, ma distribuito in tutto larco della giornata anche durante la
pratica sportiva, tanto più se svolta in condizioni di alta temperatura ed umidità
relativa. Naturalmente la quantità di acqua da assumere dipende dalle perdite,
soprattutto con la sudorazione, che sono strettamente legate alle condizioni climatiche,
alla durata e allimpegno della prestazione atletica, nonché alle condizioni fisiche
e allo stato di nutrizione ed idratazione dello sportivo.
Durante lallenamento può essere utile bere, oltre alla sola acqua naturale, anche
bevande contenenti adeguate quantità di sali e di zuccheri semplici: in ogni caso la
concentrazione di queste sostanze non dovrebbe mai essere troppo elevata. Infatti le
bevande iso-ipotoniche permettono un più rapido passaggio attraverso lo stomaco e quindi
un assorbimento più veloce dei liquidi a livello intestinale e conseguentemente un
ripristino del patrimonio idrico più efficiente.
Dopo aver stabilito le ripartizioni in nutrienti della dieta, bisogna suddividere la
stessa nellarco della giornata in funzione degli impegni di allenamento, di scuola,
di studio e di lavoro
La distribuzione dei pasti deve essere equilibrata e lenergia totale
giornaliera (ETG) dovrebbe essere suddivisa in cinque pasti, di cui tre principali e due
spuntini:
- colazione: 20% dellenergia totale giornaliera (E.T.G.)
- spuntino (durante e/o subito dopo lallenamento): 10% dellE.T.G.
- pranzo: 25-35% dellE.T.G.
- merenda (durante e/o subito dopo lallenamento): 10% dellE.T.G.
- cena: 25-35% dellE.T.G.
Questa suddivisione in cinque pasti è da preferirsi in quanto evita di sovraccaricare
lapparato digerente con assunzioni troppo copiose e nello stesso tempo provvede a
fornire allorganismo un adeguato apporto di energia nel corso delle prestazioni
sportive e di tutta la giornata.
I singoli pasti devono essere adattati, in senso qualitativo e quantitativo, agli impegni
della giornata. La presenza di una o più sedute di allenamento impone allatleta
losservanza di alcune semplici, ma fondamentali, regole: i pasti completi,
cioè composti da un primo piatto, una pietanza, il contorno, la frutta e/o il dessert, devono
essere consumati almeno tre ore prima dellinizio della pratica sportiva.
Questo intervallo di tempo può ridursi a due ore se nella composizione del pasto
sono favoriti i cibi ricchi di glucidi complessi (ad esempio una porzione di pasta di
grano duro, cotta in maniera corretta, e condita con della salsa di pomodoro),
accompagnati da verdure cotte, meglio se al vapore, condite con olio di oliva extra
vergine e limone; una porzione di frutta di stagione o un dolce da forno, non farcito con
creme o grassi, possono completare il pasto e soddisfare anche il palato.
Subito dopo lallenamento è opportuno che latleta prosegua il
"piano di reidratazione" e provveda al recupero delle scorte di glicogeno
muscolare consumato con lattività fisica.
Per fare ciò è sufficiente consumare bevande zuccherate, frutta fresca e altri alimenti
ricchi di zuccheri semplici in quantità generose nei primi 30 minuti dopo
lallenamento, quando cioè la velocità di risintesi del glicogeno è massima,
proseguendo nelle ore successive con ulteriori apporti di zuccheri semplici e complessi.
In generale possiamo, quindi, dire che mentre in passato lalimentazione degli
atleti era orientata prevalentemente alla prescrizione di regimi nutrizionali, a volte
assai bizzarri e fantasiosi, da proporre in occasione dellevento gara, oggi più
modernamente si pensa ad una vera e propria preparazione nutrizionale dellatleta da
realizzare nellarco dellintera stagione sportiva.
Questo perché dallidea di una dieta straordinaria per un evento straordinario (la
gara), si è passati a considerare ladeguata e corretta alimentazione
dellatleta come uno dei cardini fondamentali per promuovere una condizione di
completo e valido stato di buona salute fisica e psichica, premessa indispensabile per il
raggiungimento della migliore prestazione sportiva.
Da quanto sin qui detto, risulta chiaro che non è corretto proporre schemi
dietetici troppo rigidi da adattare genericamente a tutti i praticanti le diverse
discipline sportive, ma al contrario è più corretto educare gli atleti a gestire
individualmente la loro alimentazione e al contempo fornire loro una serie, la più ampia
e adeguata possibile, di scelte alimentari consone agli specifici impegni atletici.
Lalimentazione che precede l'impegno agonistico
È fortemente influenzata dalle caratteristiche della gara stessa e in special modo
dalla sua durata.
In particolare nelle discipline di lunga durata (superiore a 60 minuti) la
"preparazione nutrizionale" rappresenta un fattore di assoluta importanza, in
grado di condizionare la prestazione atletica, in rapporto alla possibilità di
ottimizzare la disponibilità del glicogeno al fine di sostenere, per lintera durata
della gara, le richieste energetiche dei muscoli impegnati.
Per queste attività (maratona, ciclismo su strada, sci di fondo, ecc.) lobiettivo
che ci si prefigge con lalimentazione è quello di aumentare quanto più è
possibile la concentrazione muscolare ed epatica del glicogeno fornendo agli atleti
elevati apporti glucidici.
Del resto questo tipo di strategia non costituisce certamente una novità: già negli anni
30 Christensen e Hansen ne dimostrarono la validità, confutando quanto fin allora
sostenuto sulla priorità delle proteine come substrato energetico per il lavoro
muscolare.
Tuttavia soltanto negli anni 70 il mondo dello sport ha iniziato a recepire e ad
appropriarsi di questo semplice ed economico "dogma scientifico".
Da allora molte cose sono cambiate e probabilmente sono pochi gli atleti che ancora oggi
seguono le indicazioni nutrizionali del cosiddetto "regime scandinavo"
dissociato di supercompensazione glucidica con il quale sono state ottenute le più
elevate concentrazioni muscolari di glicogeno (grammi 3,7/100 g di tessuto muscolare) e i
maggiori tempi di lavoro (190 minuti ) al 75% del Massimo Consumo di Ossigeno (VO2 Max).
Infatti per evitare gli effetti sfavorevoli causati in alcuni atleti da questo modello di
preparazione (malessere generale, disturbi digestivi, irrequietezza, aumento ponderale,
pesantezza muscolare e perdita di elasticità) alcuni Autori (Hultman E., 1967; Sherman
W.M., 1983) hanno proposto alcune modifiche sia del programma di allenamento che della
ripartizione in macronutrienti (glucidi, lipidi e protidi) della razione alimentare.
In ogni caso, in un atleta ben allenato, per ottenere un incremento della
concentrazione muscolare del glicogeno (2,5 g/100 g di tessuto muscolare fresco) è
sufficiente aumentare lapporto glucidico giornaliero (dal 60 al 70%
dellEnergia Totale Giornaliera) nei tre giorni precedenti limpegno agonistico,
prevedendo contemporaneamente allenamenti brevi (30-40 minuti) e a bassa intensità
(35-40% del VO2 Max).
Dopo aver parlato sin qui dei vari regimi nutrizionali, chi più chi meno iperglucidici,
di "supercompensazione", è bene precisare che la gran parte
dellapporto di carboidrati (CHO) deve essere realizzato attraverso generose razioni
di carboidrati complessi, i cosiddetti amidi, e tra questi in primo luogo le paste
alimentari, soprattutto di grano duro, il riso, le patate, il pane ed altri prodotti
da forno (biscotti secchi, cracker, grissini, fette biscottate, ecc.), nonché i vari
altri tipi di cereali (mais, orzo, farro, ecc.) e i legumi, sia pure con qualche riserva e
precauzione per questi ultimi, per evitare i possibili disagi digestivi (gonfiore,
flatulenza e rapido svuotamento intestinale) provocati dalla incompleta digestione della
fibra alimentare di cui questi alimenti sono particolarmente ricchi.
Gli zuccheri semplici di conseguenza costituiranno una frazione percentuale
relativamente modesta (20%) dellintera quota glucidica, ma sicuramente generosa se
considerata in termini assoluti rispetto allapporto energetico totale giornaliero
(ETG) della razione alimentare (da 3500 fino anche a 6000 Kcalorie ).
Quindi in definitiva, per la varietà e duttilità degli alimenti amidacei, non risulta
particolarmente difficile approntare gradevoli e corrette proposte nutrizionali ad elevato
apporto glucidico (fino anche all80% dellenergia totale giornaliera) potendo
distribuire questi prodotti, anche parzialmente elaborati, nellarco dellintera
giornata, a partire dalla prima colazione fino al pasto serale, nel pieno rispetto dei
gusti dellatleta e senza interferire né con i programmi di allenamento, né con le
semplici regole della fisiologia della nutrizione.
Mentre ormai da tempo, come già detto, il mondo dello sport ha recepito e fatto
proprio che "la disponibilità di carboidrati come substrato (glicogeno muscolare)
costituisce un fattore in grado di influenzare la capacità di prestazione in corso di
esercizi prolungati e impegnativi" (Bergstrom, 1967), non cè invece
sufficiente accordo sul possibile ruolo dei carboidrati negli impegni di elevata
intensità e di breve durata, tanto che Saltin e Karlsson (1971) affermano al
riguardo che "la disponibilità di glicogeno non è un fattore limitante in attività
che richiedano un impegno superiore al 90% del VO2 max".
A sostegno di questa tesi cè il riscontro che le riserve di glicogeno muscolare non
si esauriscono del tutto durante gli esercizi di velocità anche quando insorge la
"fatica muscolare".
Al contrario, Maughan e Poole (1981) ritengono che il tempo di esaurimento e la
lattacidemia, in corso di esercizio di elevata intensità, dipendono dal regime
nutrizionale adottato essendo entrambe minori quando lesercizio stesso è preceduto
da una dieta a basso contenuto di carboidrati.
Secondo Maughan (1990) "la prestazione in prove atletiche di alta intensità può
migliorare aumentando lapporto alimentare di carboidrati e viceversa può peggiorare
se tale apporto è inadeguato"; ciò significa quindi che il carico di carboidrati
(dieta di supercompensazione, iperglucidica) potrebbe produrre benefici non solo nelle
prove di lunga durata, ma anche negli esercizi a prevalente metabolismo anaerobico.
Quando la "compensazione nutrizionale di glicogeno" è stata correttamente
eseguita nei giorni precedenti la gara non vi sarebbe alcuna necessità, secondo alcuni
Autori, di prevedere un pasto iperglucidico precompetitivo se limpegno atletico non
supera i 40 minuti di intensa attività.
Al contrario per impegni agonistici di durata maggiore limpegno
energetico è tale da richiedere anche un pasto precompetitivo ricco di
carboidrati, in modo che non meno del 70-75% dellenergia totale dellintero
pasto sia fornita da questo tipo di nutrienti (Costill, 1980), pari a circa il 25-30%
delle calorie totali giornaliere, con modeste quantità di lipidi e protidi.
Secondo Sherman (1989) assumendo 312 grammi di carboidrati (CHO) 4 ore prima di un
esercizio strenuo è possibile aumentare la prestazione fisica del 15%, mentre quantità
minori (45 o 156 grammi) non sembrano in grado di produrre alcun miglioramento.
In ogni caso il pasto pre-gara, che sia o meno iperglucidico, deve essere
"leggero", cioè facilmente digeribile, non molto abbondante, povero di fibra
alimentare grezza insolubile (responsabile del rapido svuotamento gastrointestinale), e
deve essere consumato non meno di 3-4 ore prima dellinizio della gara, in modo da
consentirne la completa digestione garantendo al contempo la normalizzazione dei picchi
glicemici e della risposta insulinica.
Diversamente alti livelli di insulina, conseguenti allassunzione di
carboidrati e di proteine, possono produrre effetti sfavorevoli sulla prestazione atletica
determinati dallipoglicemia riflessa e dallinibizione della mobilizzazione dei
lipidi di deposito che nelle gare di lunga durata vengono utilizzati come substrato
energetico unitamente al glucosio.
Pertanto nel pasto pre-gara si dovrebbero preferire alimenti completi ad alto
tenore di amidi, come la pasta, in grado di fornire elevate quantità di glucosio senza
tuttavia produrre brusche variazioni della glicemia e dellinsulinemia.
Inoltre, per ovviare al possibile rischio di ipoglicemia (diminuzione della
concentrazione di glucosio nel sangue) e aumento della glicogenolisi (demolizione del
glicogeno) a livello muscolare nei primi 30-60 minuti di gara, è consigliabile
fornire agli atleti una "razione di attesa", idrica e
glucidica, fino a non oltre 30-40 minuti dallinizio della competizione, anche al
fine di smorzare lo stato di stress psichico che precede la gara, prevenire
linsorgenza dellipoglicemia e favorire così il mantenimento di livelli
costanti della glicemia.
La componente liquida provvederà a prevenire e correggere la disidratazione che inizia
già prima dellimpegno atletico, mentre i glucidi contribuiranno a fornire una
ulteriore quota di energia di pronto impiego e a risparmiare il glicogeno muscolare, così
"faticosamente" accumulato nei giorni e nelle ore precedenti la gara, e che
potrebbe ridursi per azione delle catecolamine (glicogenolisi).
A questo proposito si è a lungo discusso e ancora si discute su quale sia lo zucchero
semplice più idoneo in questo delicato momento pre-gara.
Infatti il glucosio e con esso il saccarosio (disaccaride costituito da glucosio
e fruttosio) è stato per molto tempo bandito totalmente dallalimentazione pre-gara
dellatleta per i già riferiti effetti sfavorevoli sul metabolismo glucidico e
lipidico legati alliperinsulinemia che segue alla loro ingestione.
Secondo alcuni Autori lassunzione di glucosio nei 30-60 minuti che precedono uno
strenuo esercizio fisico produce un aumento della utilizzazione del glicogeno muscolare
(Costill, 1977; Hargreaves 1985) e riduce il tempo dellesercizio fino
allesaurimento (Foster 1979); tuttavia altri studi non hanno confermato questi
sfavorevoli effetti.
Lassunzione del fruttosio, essendo il suo assorbimento indipendente,
provoca minori alterazioni del metabolismo glucidico e una minore inibizione della
lipolisi rispetto a pari quantità di glucosio.
Tuttavia nonostante questa maggiore stabilità metabolica, glucidica e lipidica, il
fruttosio consumato prima della competizione, per la sua minore velocità di ossidazione,
non sembra produrre effetti favorevoli sul glicogeno muscolare né sul tempo di
esaurimento in corso di esercizio fisico (Hergreaves, 1987; Guezennec, 1989), per quanto
altri Autori (Okano, 1988; Levine, 1983) abbiano ottenuto risultati differenti nei loro
studi. Infine per quanto riguarda il fruttosio non va dimenticato che, a causa del suo
più lento assorbimento intestinale, questo glucide può, in alcuni casi, provocare
disturbi intestinali (diarrea), se consumato in grandi quantità (più di 30 g/l), il che
ne limita, almeno in parte, un largo consumo prima delle competizioni.
In ogni caso secondo alcuni Autori (Neufer, 1987; Snyder, 1983) lassunzione di
zuccheri nellimmediato pre-gara (5 minuti) ne favorirebbe la disponibilità e
lossidazione, contribuendo in tal modo al miglioramento della prestazione nelle
attività di resistenza.
A questo scopo potrebbe risultare particolarmente utile luso di bevande
energetiche a base di maltodestrine (polimeri del glucosio), di più recente
commercializzazione, che per le loro specifiche caratteristiche chimiche e nutrizionali
rappresentano oggi, probabilmente, la più corretta scelta come "razione di
attesa" nelle ore che precedono lesercizio fisico a prescindere
dallimpegno metabolico ad esso legato.
Al di là della "preparazione nutrizionale glucidica" allevento gara,
di cui abbiamo sin qui sufficientemente parlato, molti altri prodotti e sostanze chimiche
sono state proposte come "integratori alimentari", a scopo prevalentemente
ergogenico, per migliorare la prestazione atletica.
A nostro avviso tuttavia questo tipo di intervento poco ha a che vedere con la Scienza
dellAlimentazione e la Dietologia Applicata allo Sport, configurandosi di più come
aiuto di tipo farmacologico, con tutti i dubbi relativi al reale beneficio di queste
sostanze e le implicazioni etiche e disciplinari connesse.
Pertanto non ci soffermeremo a lungo su questo vasto e complesso argomento perché oggetto
di uno specifico capitolo (vedi "Gli integratori alimentari e le sostanze
ergogeniche" e "Le sostanze ergogeniche e il rischio doping" a pag. 71 e
pag. 82).
Lalimentazione nel corso dell'attività agonistica
Si pone prevalentemente per quelle poche discipline (ciclismo su strada e maratona) la
cui durata (oltre le due ore) consente, giustifica e in qualche misura obbliga
latleta a rifornirsi di liquidi e di cibi solidi nel corso della competizione.
Inoltre possono richiedere una "alimentazione percompetitiva" anche
quelle attività sportive, quali la scherma, alcuni sport di combattimento
(lotta, judo e karate), pesistica, gli sport di squadra e i concorsi
dellatletica leggera come i salti, lanci e decathlon che, pur non impegnando gli
atleti con continuità, si svolgono nel corso di alcune ore o di intere giornate, con
conseguente necessità per gli stessi di fronteggiare la disidratazione e il possibile
insorgere della fame, di favorire la "ricarica" energetica dei gruppi muscolari
impegnati nella esecuzione dello specifico gesto tecnico e di prevenire la deplezione del
glicogeno muscolare ritardando in tal modo linsorgere della fatica.
In realtà solo nelle corse ciclistiche su strada è possibile e necessario provvedere ad
un vero e proprio "rifornimento alimentare percompetitivo" che contempli oltre
alle bevande anche cibi solidi di semplice consumazione, facilmente digeribili e al
contempo di buon valore energetico.
La razione percompetitiva solida, da consumare ad intervalli regolari,
deve essere suddivisa in piccole porzioni, non superiori a 50 grammi, e deve avere un
prevalente contenuto in carboidrati complessi con minimi apporti di zuccheri semplici;
proteine e lipidi (latte e formaggi freschi magri, uova), in quantità molto limitate,
possono essere utilizzati, negli sport di maggiore durata e impegno atletico, soprattutto
per rendere il rifornimento più palatabile e più facilmente masticabile.
Per tutti gli altri casi è preferibile orientarsi su una razione
percompetitiva liquida arricchita con zuccheri ed eventualmente minerali.
Gli atleti delle discipline di lunga durata dovrebbero consumare ogni ora 30-60
grammi di carboidrati semplici: ad esempio glucosio, saccarosio o, meglio ancora,
maltodestrine (Coyle, 1990), mentre è sconsigliabile il fruttosio per i possibili
disturbi digestivi già riferiti.
È bene ricordare che il rifornimento di carboidrati in corso di esercizio non
induce la risintesi in gara del glicogeno muscolare, né evita linsorgenza della
fatica, ma favorisce il risparmio del glicogeno già immagazzinato nelle fibrocellule
muscolari e ritarda linsorgenza della fatica, consentendo così allatleta di
disporre di un ulteriore pool energetico da utilizzare nelle fasi finali della
competizione o per eventuali accelerazioni dettate da esigenze tattiche o dalla
planimetria del percorso di gara.
Per quanto concerne la composizione delle bevande da utilizzare durante le gare,
essa deve tenere conto dei vari fattori in grado di influenzare lo svuotamento gastrico e
lassorbimento intestinale in corso di esercizio fisico (volume, temperatura,
contenuto calorico assoluto e osmolarità dei liquidi ingeriti, pH, composizione dei
pasti, intensità del lavoro muscolare svolto, ansia, stress e condizioni ambientali,
orario della gara, risposte ormonali).
A tal riguardo riportiamo il documento finale elaborato da un gruppo di esperti italiani,
appositamente costituitosi presso la Scuola dello Sport del CONI di Roma, e pubblicato
sulledizione italiana del Giornale Europeo di Nutrizione Clinica (1992).
Lintensa attività fisica per lavoro o per sport, se prolungata ed eseguita
in particolari condizioni ambientali e climatiche e/o con vestiario che impedisce la
termodispersione, determina una elevata perdita di acqua da parte dellorganismo.
In ambienti caldi e nelle stagioni calde, la perdita di acqua avviene soprattutto
attraverso la sudorazione con valori variabili da 0,5 l/h fino ad un massimo di 2,5 l/h,
in relazione allentità della termogenesi, alla temperatura, umidità e ventilazione
ambientale e alle caratteristiche del vestiario. La sudorazione ha la finalità di
disperdere il calore prodotto, mantenendo la temperatura corporea nei limiti richiesti
dallomeostasi termica dellorganismo. La sudorazione ha inizio quando le
perdite di calore per convezione, irradiazione, conduzione e respirazione sono
insufficienti a conservare lequilibrio termico ed è necessario come mezzo di
raffreddamento levaporazione dellacqua e del sudore.
Nei climi molto freddi e secchi come in montagna, soprattutto ad altezze elevate,
dove la sensibile rarefazione dellossigeno ha per effetto una maggiore frequenza
degli atti respiratori in aggiunta a quella determinata dalla intensità
dellattività fisica, si determina uno specifico aumento delle perdite dacqua
per evaporazione per via polmonare con dei valori che salgono da 0,25 l/giorno delle
condizioni normali a un massimo di 0,75 l/giorno.
La reintegrazione delle quantità di acqua perdute per sudorazione e/o
evaporazione costituisce una necessità per non compromettere lo stato di benessere
dellorganismo e mantenere il livello delle sue prestazioni.
Diversi studi hanno dimostrato che la riduzione dellacqua corporea determina un
marcato deterioramento della capacità lavorativa, specie nelle attività fisiche di
lunga durata, e la mancata reidratazione si manifesta con aumenti della temperatura
corporea e della frequenza cardiaca. Già con perdite idriche pari al 2% del peso corporeo
la sofferenza dellorganismo si manifesta con una riduzione della capacità
lavorativa del 20-30%.
Leliminazione di quantità dacqua con la sudorazione comporta la perdita
parallela di alcuni minerali presenti nel sudore in quantità maggiore nei soggetti
non allenati e non acclimatati. La perdita di questi materiali è dellordine di
40-60 mEq/l di cloro, 4-6 mEq/l di potassio e 1,5 -5 mEq/l di magnesio. La funzione di
questi minerali è strettamente collegata al mantenimento dellequilibrio
idrico-salino nellorganismo tra i compartimenti intracellulare ed extracellulare e
alla dinamica delleccitabilità nervosa e muscolare. Per il loro fondamentale
significato fisiologico una carenza anche modesta di questi nutrienti può compromettere
lentità delle prestazioni fisiche e lo stato di benessere.
La reintegrazione delle perdite idriche e saline a seguito di intensa attività
fisica, resa obbligatoria per regolamento in alcune manifestazioni sportive
particolarmente gravose e prolungate, se effettuata con la sola acqua o con le normali
bevande ed alimenti liquidi può risultare inadeguata e non reintegrativa
dellinsieme delle perdite.
Per una reintegrazione più precisa e più pratica, in funzione anche dei diversi tempi e
modi delle attività sportive, può risultare vantaggioso il ricorso a prodotti
dietetici finalizzati per la integrazione idrico-salina.
Gli integratori idrico-salini, se liquidi o se in polvere, quando sono sciolti in acqua
devono contenere quantità di sodio e di cloro corrispondenti mediamente a quelle
contenute nel sudore. Facoltativa è laggiunta di potassio, magnesio e calcio,
poiché, date le modeste quantità di essi perdute con il sudore, molto difficilmente si
instaura uno stato di carenza con effetti negativi sulla prestazione sportiva e tale da
richiedere una loro assunzione in aggiunta a quella che avviene ai pasti.
Sono pertanto da considerare raccomandabili per gli integratori idrico-salini i
seguenti valori di composizione:
| Sodio ( Na ) |
: 600-1000 |
mg/l |
pari a |
26-43 m Eq/l |
| Cloro ( Cl ) |
: 600-1000 |
mg/l |
pari a |
17-29 m Eq/l |
| Potassio ( K ) |
: 50- 250 |
mg/l |
pari a |
1- 5 m Eq/l |
| Magnesio ( Mg ) |
: 10- 100 |
mg/l |
pari a |
0,25 -2,5 Eq/l |
| Calcio ( Ca ) |
: 50- 200 |
mg/l |
pari a |
0,5 -2,5 Eq/l |
Requisito fondamentale degli integratori idrico-salini deve essere la
loro ipotonicità o isotonicità (250-300 mOsm) relativa ai valori del plasma. Tale
caratteristica evita il richiamo di acqua nellapparato digerente, con conseguente
aggravio della disidratazione generale, e favorisce il conseguimento di tempi ottimali
nello svuotamento gastrico e nellassorbimento intestinale.
Ancora in discussione è laggiunta di carboidrati, motivata soprattutto dalla
dimostrata efficacia di piccole quantità di essi nel favorire lassorbimento
idrico-salino. Per questo motivo e per non superare i valori limite della osmolarità
possono utilizzarsi monosaccaridi fino ad un massimo del 5% e disaccaridi e polimeri
superiori fino ad un massimo del 10%.
La presenza di carboidrati negli integratori idrico-salini non dovrebbe consentire una
presentazione degli stessi come integratori energetici, dato il loro modesto apporto di
energia, non superiore a quello della maggior parte delle bevande di uso comune.
Oltre che i carboidrati nella quantità sopraindicate, possono essere aggiunti agli
integratori idrico-salini dolcificanti acalorici, aromatizzanti e altri additivi
consentiti dalla legge per gli alimenti comuni.
Lalimentazione dopo la gara
Il reintegro delle perdite idriche e saline è certamente lobiettivo
prioritario, e in tal senso qualunque tipo di bevanda, purché non alcolica, può
essere utilizzata, ma sono preferibili quelle non gassate, zuccherine e leggermente
alcaline, con laggiunta di modeste quantità di minerali (vedi quanto già indicato
a proposito delle bevande percompetitive).
Da quanto detto finora emerge chiaramente limportanza per gli atleti di tutte le
discipline sportive, non solo di lunga durata, di disporre di cospicue riserve di
glicogeno muscolare e quindi la necessità di favorirne la rapida ed efficiente risintesi
in occasione di tornei e/o di impegni agonistici molto ravvicinati.
La risintesi del glicogeno muscolare e delle riserve glucidiche in genere,
rappresenta quindi il più importante problema metabolico nella fase di recupero dopo uno
sforzo fisico, anche nel caso di prove veloci, e costituisce insieme alla
reidratazione, alla correzione dellacidosi metabolica e alleliminazione delle
scorie metaboliche prodotte, il principale obiettivo nutrizionale di questa fase.
Una esatta valutazione di questa delicata fase della alimentazione dello sportivo non può
prescindere dal considerare alcuni aspetti relativi al tipo e alla quantità di alimenti
da proporre, nonché lintervallo di tempo tra la fine dellattività fisica e
linizio dellassunzione del cibo.
Per quanto riguarda il primo aspetto, ancora una volta i carboidrati rappresentano la
scelta più idonea.
In condizioni normali, dopo un esercizio fisico intenso, sono necessarie circa 20 ore
affinché le scorte di glicogeno muscolare siano ripristinate quasi completamente; mentre
se lapporto alimentare di carboidrati è insufficiente questo intervallo di tempo
diventa ancora maggiore.
La velocità di risintesi del glicogeno muscolare è normalmente compresa tra il
3 e il 7% ogni ora, in media il 5%, ma è più efficiente nelle prime ore dopo
limpegno fisico.
Secondo Ivy (1988) la somministrazione di 1 g. di glucosio per Kg di peso corporeo
immediatamente dopo lattività sportiva, prime due ore, aumenta la sintesi di
glicogeno con una velocità di 6 nmol/Kg/ora (7%), contro le 4 nmol/Kg/ora (4%) se la
somministrazione avvenisse dopo due ore, dalla seconda alla quarta ora; qualora invece non
si somministrasse alcun rifornimento glucidico la velocità sarebbe ancora minore (3,2
nmol/Kg/ora).
Appare quindi evidente dai risultati di questo lavoro limportanza dopo uno sforzo
muscolare di provvedere alla somministrazione di snack e/o integratori molto zuccherati
(1-1,5 grammi per Kg di peso corporeo) quanto più rapidamente possibile.
In tal senso Coyle indica in circa 50-100 grammi la quantità di carboidrati da
somministrare entro i trenta minuti immediatamente successivi alla fine
dellesercizio muscolare, con ulteriori apporti glucidici ogni due ore, tali da
garantire una introduzione totale di 500-600 grammi nellarco delle venti ore
successive. Con questo tipo di accorgimento dietetico sarebbe possibile determinare un
incremento nella velocità di risintesi del glicogeno muscolare che passerebbe dal 2% per
ora, con 25 grammi di CHO ogni due ore, al 5-6% per ora ottenuto con 50-225 grammi ogni
due ore.
Inoltre la velocità di risintesi del glicogeno muscolare dipende anche dalla qualità dei
glucidi utilizzati, in quanto, secondo Coyle, il glucosio, il saccarosio e gli amidi
sarebbero in grado di determinare una risintesi pari al 5-6% per ora, contro il 2%
ottenuto con la somministrazione del fruttosio.
In conclusione, quindi, quanto sin qui detto risalta sempre di più il ruolo
centrale, energetico, dei carboidrati nella alimentazione degli atleti, siano essi
zuccheri semplici (razione di attesa, percompetitiva e di recupero immediatamente dopo lo
sforzo) o complessi (alimentazione nei periodi di allenamento; nella settimana, nei giorni
e nelle ore che precedono la gara; razione solida durante la gara e pasto di recupero dopo
limpegno sportivo), accompagnati da bevande semplici (succhi di frutta, tè, ecc.) o
appositamente studiate (maltodestrine, minerali e sostanze alcalinizzanti) per prevenire
e/o correggere le perdite idrico-minerali causate dalla profusa sudorazione, favorire
leliminazione delle scorie metaboliche, ottimizzare la disponibilità del glicogeno
e consentire in definitiva il più rapido recupero dellefficienza atletica dopo
gravosi sforzi fisici.