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LARN
Annesso 1
Etanolo
L'etanolo è una sostanza ad alto contenuto calorico (un grammo apporta 7 kcal), presente nelle bevande alcooliche (vino, birra, superalcolici, ecc.). L'uso di bevande a contenuto alcolico è ampiamente diffuso, e fa parte della dieta e della cultura di molti Paesi e del nostro in modo particolare, con conseguente varia prevalenza di abuso e di patologia alcol-correlata, in particolare a carico dell’apparato digerente, del sistema nervoso e dell’apparato circolatorio (cirrosi epatica, tumori del cavo orofaringeo e della prostata, ipertensione, psicosi alcolica, ecc.). La contrapposizione fra l'alta diffusione e la valenza anche sociale ed economica assunta dall'uso dell'alcol, ed i danni derivati dall'uso eccessivo, da anni vi è una spinta alla ricerca delle definizioni di quantità non dannose per la salute psicofisica dell'individuo. In tal senso si sono identificate quantità che possono essere definite "ammissibili" ma difficilmente "raccomandabili".
A questo concetto di quantità tollerabile, perchè scarsamente tossica, vari studi epidemiologici condotti nell'ultimo decennio hanno invece associato l'osservazione che il consumo di piccole quantità di alcol abbia addirittura un ruolo protettivo nei confronti di alcune malattie. In particolare, un'attenta analisi degli studi epidemiologici e dei dati biologici disponibili porta ad associare moderate assunzioni di alcolici (inferiori a 40 g/die di etanolo) ad una ridotta mortalità per malattie cardiovascolari, che potrebbe trovare una parziale spiegazione nell'effetto positivo dell'introito di tali quantità di etanolo sui livelli plasmatici di lipoproteine ad alta densità (Gaziano et al., 1993; Langer et al., 1992; Seigneur et al., 1990) e su parametri emocoagulativi (Seigneur et al., 1990; Veenstra et al., 1990). Non è tuttora chiaro se l'effetto protettivo sia associabile solamente all'alcol ingerito o se invece un ruolo predominante rivestano la modalità di assunzione e la natura della bevanda alcolica. La maggior parte delle evidenze indica infatti che gli effetti positivi di moderate assunzioni di alcol siano riscontrabili nel caso di consumo di bevande fermentate (come il vino) durante i pasti principali (Criqui & Ringel, 1994; Gronbach et al., 1995; Klatsky & Armstrong, 1993).
È necessario però sottolineare che i paesi a più alto consumo di alcol e minore mortalità coronarica (paradosso francese) presentano di contrappeso una maggiore mortalità alcol-correlata; inoltre vi è l'evidenza che nell'ultima decade il consumo di vino in questi Paesi si è ridotto senza che si sia verificato un aumento dei tassi di mortalità coronarica (Criqui & Ringel, 1994). Analizzando i consumi alimentari di questi soggetti, è stato evidenziato che l'assunzione di a -tocoferolo potrebbe contribuire a spiegare il paradosso francese, in concorrenza con l'effetto del risveratrolo e di altre sostanze antiossidanti presenti nel vino (Bellizzi et al., 1994). Va inoltre considerato che recenti studi hanno portato ad identificare variabili metaboliche e neurofisiologiche che espongono più facilmente alla dipendenza da alcol, con la conseguente possibilità che la spinta ad una maggiore diffusione del suo consumo, anche in piccole quantità, porti a diffondere ulteriormente l'alcolismo.
In conclusione, allo stato attuale delle conoscenze si può confermare che nella popolazione adulta sana, l'assunzione quotidiana con i pasti di 40 g di alcol è ammissibile nei maschi (30 g nelle donne). Questa quantità corrisponde ad un totale (da ripartire tra pranzo e cena) di non più di tre bicchieri di vino negli uomini contro due bicchieri nelle donne. Nell’anziano la quantità ammissible si riduce a 30 g nei maschi e 25 g nelle femmine. Tali quantità non devono comunque superare il 10% dell' introito calorico (WHO, 1990). Vi sono infine situazioni fisiologiche e patologiche in cui non andrebbe consumato nessun tipo di bevanda alcoolica (gravidanza, età inferiore a 18 anni, diabete mellito, assunzione di alcuni farmaci, guida di autoveicoli).
Non appare opportuno, per i motivi suddetti, allargare l'assunzione di alcool, anche in piccole quantità, alla popolazione che non ne fa attualmente uso.
BIBLIOGRAFIA
Bellizzi MC, Franklin MF, Duthie GG& James WPT (1994) Vitamin E and coronary heart disease: the European paradox.. Eur. J. Clin. Nutr., 48: 822-31.
Criqui MH & Ringel BL (1994) Does diet or alcohol explain the French paradox? The Lancet, 344: 1719-23.
Gaziano JM, Buring JE, Breslow JL, Goldhaber SZ, Rosner B, van den Burgh M, Willet W & Hennekens CH (1993) Moderate alcohol intake, increased levels of high-density lipoprotein and its subfractions, and decreased risk of myocardial infarction. N. Eng .J. Med., 329: 1829-34.
Gronback M, Deis A, Sorensen TIA, Becker U, Schnor P & Jensen G (1995) Mortality associated with moderate intakes of wine, beer or spirits. B. M. J., 310: 1165-69.
Klatsky AL & Armostrong MA (1993) Alcoholic beverage choice and risk of coronary artery disease mortality: do red wine drinkers fare best? Am. J. Cardiol., 71: 467-69.
Langer RD, Criqui MH & Reed DM (1992) Lipoproteins and blood pressure as biological pathways for effect of moderate alcohol consumption on coronary heart disease. Circulation, 85: 910-15.
Rimm EB, Giovannucci EL, Willet WC, Colditz GA, Rosner B & Stampfer MJ (1991) Prospective study of alcohol consumption and risk of coronary disease in men, The Lancet, 338: 464-68.
Seigneur M, Bonnet J, Dorian B, Benchimol D, Drouillet F, Gouverneur G, Larrue J, Crockett R, Boisseau MR, Riberau-Gayon P & Bricaud H (1990) Effect of the consumption of alcohol, white wine, and red wine on platelet function and serum lipids. J. Appl. Cardiol.: 5: 215-22.
Veenstra J, Kluft C, Ockhuizen Th, Pol Hvd, Wedel M & Schaafsma G (1990): Effects of moderate alcohol consumption on platelet function, tissue-tipe plasminogen activator and plasminogen activactor inhibitor. Thromb. Haemostas., 63: 345-48.
WHO (1990) Diet, nutrition and the prevention of chronic diseases. Report of a WHO study Group. WHO Technical Report Series n. 797, Geneva.
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