Integratori: alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi
Luglio 2001

Giampietro Michelangelo
Specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione

Abitudini alimentari corrette sono certamente sufficienti a coprire per intero i fabbisogni nutrizionali della quasi totalità delle ragazze e dei ragazzi impegnati in attività sportive continuative, anche di consistente impegno fisico. Pertanto, salvo rarissimi e ben selezionati casi, il ricorso all'uso di integratori è del tutto ingiustificato e non scevro da potenziali rischi per la salute.

Gli integratori dietetici comprendono una gamma vasta e differenziata di prodotti (minerali, vitamine, nutrienti energetici, estratti vegetali, aminoacidi, ecc.) che hanno lo scopo, in genere, di integrare la razione alimentare di un individuo, qualora non sia possibile con i soli alimenti soddisfarne i fabbisogni nutrizionali specifici.

Qualsiasi altro uso di questi prodotti dovrebbe essere scoraggiato, tanto più se la loro prescrizione viene suggerita da personale non medico e, quindi, non in grado di determinarne la reale necessità, la giusta dose, il corretto periodo di utilizzazione e le eventuali controindicazioni connesse alla possibile concomitanza di patologie o condizioni cliniche che ne sconsiglino l'uso, anche per brevi periodi di tempo e a bassi dosaggi.

La produzione e commercializzazione degli integratori alimentari indirizzati agli sportivi è regolata in Italia da uno specifico decreto del Ministero della Sanità, in attuazione della direttiva della Comunità Economica Europea, concernente i "prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare". Il decreto suindicato si limita a stabilire che questo genere di prodotti alimentari, "per la loro particolare composizione o per il particolare processo di fabbricazione", devono:

1)            distinguersi nettamente dagli alimenti di consumo corrente;

2)         essere adatti all'obiettivo nutrizionale indicato;

3)         essere commercializzati in modo da indicare che sono conformi a tale obiettivo.

Inoltre, devono rispondere alle esigenze nutrizionali particolari delle seguenti categorie di soggetti:

a)         le persone il cui processo di assimilazione o il cui metabolismo è perturbato;

b)         le persone che si trovano in condizioni fisiologiche particolari per cui possono trarre benefici dall'assunzione controllata di talune sostanze negli alimenti;

c)         i lattanti o i bambini nella prima infanzia.

Gli articoli 2 e 3 della suddetta norma vietano, altresì:

-          di etichettare e di pubblicizzare i detti prodotti con la qualifica "dietetico" o "di regime", sia utilizzata da sola che insieme ad altri termini;

-          di utilizzare ogni altra espressione o qualsiasi presentazione che possa far credere che si tratti di uno dei prodotti destinati ai casi di cui ai punti a, b e c.

Il Ministero della Sanità ha inserito gli "integratori alimentari per lo sport" nell'elenco dei prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare con la denominazione di "Alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare, soprattutto per gli sportivi". Questi prodotti "devono essere formulati in modo confacente alle esigenze nutrizionali per il tipo di attività svolta, ed assicurare un'ottimale biodisponibilità dei nutrienti apportati" e sono "collocabili nelle seguenti categorie”:

A) Prodotti finalizzati ad una integrazione energetica.

Sono a base di carboidrati a vario grado di polimerizzazione.

Devono essere integrati con vitamine del gruppo B (B1-B2-B6-PP) e vitamina C ed, eventualmente, con altri nutrienti ad azione antiossidante.

Se sono presenti i lipidi in quantità significativa e con finalità energetica, qualora contenenti poliinsaturi, è obbligatoria l'integrazione con vitamina E (0.4 mg/g di acidi grassi poliinsaturi).

L'apporto energetico non deve essere inferiore a 200 kcal per porzione, salvo prodotti destinati a situazioni particolari (es. razioni di attesa).

Il numero delle porzioni consigliate deve essere correlato alla durata della prestazione ed all'entità dello sforzo.

L'apporto di vitamine deve essere tale da fornire, per porzione, una quantità delle medesime non inferiore al 30 % del livelli di assunzione giornalieri raccomandati.

B) Prodotti con minerali destinati a reintegrare le perdite idro-saline causate dalla sudorazione conseguente all'attività muscolare svolta.

Contengono elettroliti per reintegrare le perdite idrosaline causate dalla sudorazione conseguente all'attività muscolare svolta. Le basi caloriche devono essere costituite da carboidrati semplici e/o maltodestrine. La concentrazione nel prodotto pronto per l'uso deve essere compresa tra il 2 e il 6 %, in funzione della destinazione d'uso. L'integrazione con vitamina C ed eventualmente con altri nutrienti è facoltativa.


La concentrazione degli elettroliti, nella forma pronta per l'uso, deve essere:

Ione

Non più di mEq/litro

Corrispondenti a mg/l

Sodio

45.0 mEquivalente/l

1035 mg/litro

Cloro

36.0 mEquivalente/l

1278 mg/litro

Potassio

7.5 mEquivalente/l

292 mg/litro

Magnesio

4.1 ** mEquivalente/l

50 mg/litro

** La presenza del magnesio è auspicabile

Queste prime due categorie dei prodotti dietetici indicati dalle Linee Guida del Ministero della Sanità, hanno certamente un razionale d'uso che, al contrario manca, salvo rare eccezioni, per le altre categorie di prodotti.

Infatti, poiché l'attività fisica si caratterizza in genere per un aumento del dispendio energetico e per una conseguente maggiore produzione di sudore, necessaria per disperdere il calore prodottosi all'interno delle cellule del nostro corpo durante i processi chimici che sostengono la contrazione muscolare, può essere giustificato ricorrere a prodotti come quelli suddetti. Tuttavia, va ribadito che lo stesso risultato si può ottenere consumando cibi comuni, come ad esempio fette biscottate con miele o marmellata, biscotti secchi, frutta fresca o essiccata, dolci da forno (crostate, ciambelloni, ecc.), o "bevande domestiche" opportunamente preparate (20-60 grammi di zucchero, l'equivalente di 4-6 cucchiaini, e 1/2 cucchiaino da caffè di sale da cucina disciolti in 1 litro di acqua, aggiungendo succo di arancia e/o di limone), oppure succhi di frutta diluiti con acqua, in modo da ridurre la concentrazione di zuccheri del prodotto base. Gli integratori idrico-energetico-minerali così ottenuti, se da una parte sono penalizzati da un gusto certamente meno gradevole delle bevande commerciali, dall'altra hanno l'innegabile pregio di essere altrettanto validi e decisamente molto più economici!

C) Prodotti finalizzati all'integrazione di proteine.

L'indice chimico delle proteine utilizzate deve essere pari almeno all'80 % di quello della proteina di riferimento FAO/OMS. Le calorie fornite dalla quota proteica devono essere dominanti rispetto alle calorie totali del prodotto. Deve essere presente la vitamina B6 in quantità non inferiore a 0.02 mg/g di proteine.

AVVERTENZE DA RIPORTARE IN ETICHETTA

L'apporto totale di queste proteine (dieta più integratore) non deve essere superiore a 1,5 g/die/Kg peso corporeo. In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico. Il prodotto è controindicato nei casi di patologia renale, epatica, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni.

D) Prodotti finalizzati all'integrazione di aminoacidi e derivati.

D.1. Aminoacidi ramificati

La quantità di assunzione giornaliera non deve essere, di norma, superiore a 5 g (come somma dei tre ramificati).

E' preferibile il rapporto 2:1:1 rispettivamente di leucina, isoleucina e valina.

E' consigliabile l'associazione con vitamine B1 B6, il cui rapporto deve essere tale da fornire, per dose consigliata, una quantità delle medesime non inferiore al 30 % della RDA (razione giornaliera raccomandata).

AVVERTENZE DA RIPORTARE IN ETICHETTA

In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico.

Il prodotto è controindicato nei casi di patologia renale, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni.

D.2 Aminoacidi essenziali ed altri aminoacidi

Devono essere presenti in idonee proporzioni tra loro.

Vanno specificate le indicazioni d'uso del prodotto. Le quantità di aminoacidi apportate devono essere tali da consentire una assunzione giornaliera frazionata e tener conto delle altre fonti proteiche assunte con la dieta.

AVVERTENZE DA RIPORTARE IN ETICHETTA

In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico.

Il prodotto è controindicato nei casi di patologia renale, epatica, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni.

Va ancora sottolineato come queste ultime due categorie di prodotti (rispettivamente, per l’integrazione delle proteine e per l’integrazione degli aminoacidi) siano del tutto differenti dalle prime due (rispettivamente, per l’integrazione energetica e per l’integrazione dei sali minerali e delle vitamine) e debbano essere somministrate con particolare cautela da parte del medico. Chiunque può comprendere che si tratta di prodotti per i quali, ammesso che ce ne sia in rari casi la necessità, è particolarmente delicata l'adozione della posologia più adatta; le controindicazioni ne sono una testimonianza. Ne deriva che tali prodotti non possono essere utilizzati senza criterio e che, in ogni caso, deve essere ben valida, dal punto di vista medico, la ragione per la quale si ricorre ad essi.

A tale riguardo va precisato che apporti proteici pari a 1.4-1.7 g./Kg p.c./al giorno sono generalmente ritenuti idonei a soddisfare gli aumentati fabbisogni proteici della maggior parte degli atleti delle varie discipline sportive e anche se significativamente maggiori rispetto al fabbisogno per la popolazione generale (0.7-1.0 g./Kg p.c./giorno), sono realizzabili con la normale razione alimentare, senza alcuna necessità di ricorrere a specifici prodotti dietetici costituiti da proteine o singoli aminoacidi. (tabella 5)

Tab. 5: Contenuto proteico (grammi) di alcuni tra i più comuni alimenti animali e vegetali (100 grammi di parte edibile)

ALIMENTO

PROTEINE (grammi)

ALIMENTO

PROTEINE (grammi)

Fesa tacchino

c.ca 24

Petto di pollo

c.ca 23

Lombata/costata vitellone

21,5

Bovino in gelatina

13

Agnello

21

Vitello 

21

Bresaola

32

Prosciutto crudo

27

Bistecca maiale

21

Spigola

17

Tonno fresco

21,5

Polpo

11

Filetti di orata

21

Sarda

21

Pagello

21

Latte/yogurt parz. scremato.

3,5

Caciocavallo

c.ca 38

Caciotta pecora

c.ca 28

Fontina

24,5

Fior di latte

17

Parmigiano

33,5

Pecorino Sicilia

29

Provolone

28

Scamorza

25

Uovo intero

12

Ceci secchi

21

Fagioli secchi

23

Fave secche

27

Soja secca

37

Piselli freschi

13

Pasta di semola

11

Pasta uovo secca

13

Riso brillato

7

Riso integrale

7,5

Tortellini freschi

12

Pane

9

Pane integrale

7,5

Fette biscottate

11

Mais

4

Patate

2

Funghi porcini

4

Asparagi bosco

5

Asparagi coltivati.

3

Broccoletti

3

Cavolfiore

3

Bieta

1

Peperoni

1

Pomodori insalata

1

Spinaci freschi

3

Zucchine

1

Mela

0,3

Castagne fresche

3

Banane

1

Cocco fresco

3,5

Arachidi tostate

29

Noci fresche

10,5

Noci secche

14

Mandorle secche

22

Fichi freschi

1

Fichi secchi

3,5

Cornflakes

7

Biscotti secchi

8

Biscotti di soja

11,5

Cioccolata latte

7

Savoiardi

12

Panettone

6

Miele

0,6

Pappa reale

10

Da Istituto Nazionale della Nutrizione, Tabelle di Composizione degli Alimenti. Dicembre 1997

In particolare, per quanto riguarda gli aminoacidi ramificati, essi sono ampiamente presenti nelle proteine dei comuni alimenti(Tabella 6) che, pertanto, se consumati nelle giuste quantità, sono in grado di coprire completamente il, sia pur aumentato, fabbisogno nutrizionale giornaliero degli atleti.

L’indicazione del rapporto 2:1:1 tra Leucina, Isoleucina e Valina è possibile motivarlo con il tentativo di voler far rispettare, nei prodotti dietetici contenenti BCAA, il rapporto con cui i tre aminoacidi sono presenti, in linea di massima, nella maggior parte degli alimenti.

Tab. 6: contenuto (mg/100 grammi di prodotto edibile) in aminoacidi ramificti (BCAA) di alcuni tra i più comuni alimenti animali e vegetali

ALIMENTO

PROTEINE (g)

VALINA (mg)

ISOLEUCINA (mg)

LEUCINA (mg)

Fette biscottate

11,3

540

427

830

Pane tipo 00

8,6

375

337

621

Pasta semola

10,9

544

455

834

Ceci secchi

20,9

966

892

1609

Fagioli secchi

23,6

1085

990

1799

Piselli freschi

5,5

226

201

342

Bovino

19,0

1018

933

1566

Vitello

19,0

1018

933

1566

Maiale

21,3

1218

1139

1741

Petto pollo

23,3

1384

1153

1955

Bresaola

32,0

1687

1608

2651

Prosciutto

26,9

1416

1392

2234

Fegato

20,0

1292

1070

1886

Merluzzo

17,0

910

816

1484

Sgombro

17,0

1357

957

1636

Sogliola

16,9

903

817

1336

Tonno olio

25,2

1392

1198

2029

Trota

14,7

784

666

1028

Caciotta

21,1

1140

920

1720

Crescenza

16,1

820

630

1250

Mozzarella

18,7

1360

1280

2880

Parmigiano

33,5

1800

1421

2450

Ricotta di pecora.

9,5

575

484

1021

Yogurt inter

3,8

210

160

300

Uovo intero

12,4

823

657

1041

Pappa reale

10,0

390

500

770

Da Istituto Nazionale della Nutrizione, Tabelle di Composizione degli Alimenti. Dicembre 1997

D.3 Prodotti contenenti derivati di aminoacidi

Creatina: è un derivato aminoacidico con funzione di riserva di fosfati energetici a livello muscolare.

L'utilizzo di creatina si può configurare, come per altre sostanze sintetizzate dall'organismo, a fini dietetici, in relazione a particolari esigenze legate, per esempio, ad un aumentato fabbisogno o ad una ridotta sintesi.

Se la dose consigliata è pari a 4-6 g/die, questa non può superare un periodo di assunzione di trenta giorni. Oltre tale periodo la dose non deve essere superiore a 3 g/die

AVVERTENZE DA RIPORTARE IN ETICHETTA

In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico.

Il prodotto è controindicato nei casi di patologia renale, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni.

Oltre alle considerazioni formulate a proposito degli aminoacidi, in merito al problema dell'uso della creatina, che tanto clamore ha avuto in questi ultimi anni, vale la pena aggiungere che questa sostanza alimentare è normalmente contenuta nella carne; inoltre l’organismo è in grado di produrla a partire dagli aminoacidi glicina, arginina e con l’intervento della S-adenosil-metionina, con un turnover inferiore ai 2.0 grammi al giorno.

La creatina presente in una normale razione alimentare, unitamente a quella prodotta dal nostro organismo, è più che sufficiente a coprirne i fabbisogni giornalieri, mentre la sola quota endogena (prodotta dall’organismo) copre i fabbisogni anche in caso di diete vegetariane. Pertanto, risulta poco comprensibile il motivo per cui dovrebbe essere «consigliata» agli atleti una dose di 4-6 grammi al giorno, sia pure per periodi limitati a non più di trenta giorni, tanto più se si considera l’entità globale, già sufficientemente elevata, della razione proteica mediamente consumata dagli stessi. L’unica spiegazione possibile di tale diffuso ricorso alla creatina in campo sportivo è quella legata ad un uso finalizzato, non tanto al reintegro della razione alimentare, ma ad una sua ulteriore «additivazione», al solo scopo di migliorare artificiosamente, e quindi slealmente, le capacità di prestazione di un soggetto.

In tal senso, il ricorso alla creatina, come a qualunque altro tipo di «integratore», non giustificato da reali necessità nutrizionali o mediche, rischia di rappresentare un primo passo verso le lusinghe del doping.

Se già per gli atleti che si sottopongono a rilevanti carichi di allenamento e di gara, il consiglio ad assumere la creatina o gli aminoacidi è ingiustificato dal punto di vista nutrizionale e medico, esso è addirittura riprovevole se riferito ai giovani sportivi delle prime fasce di età.

Non vi è sufficiente accordo tra i ricercatori riguardo ai possibili effetti della creatina sulla prestazione e alle sue possibili controindicazioni sulla salute dei consumatori: la maggior parte degli studi non hanno evidenziato particolari effetti nocivi in seguito all’assunzione acuta o sub-acuta, ma vi sono ricerche che ipotizzano anche un effetto cancerogeno, considerando la creatina come un possibile fattore di crescita tumorale. In particolare, un approfondito e recentissimo studio (gennaio 2001) della Agenzia Francese sulla Sicurezza Sanitaria degli Alimenti (AFSSA) ha confermato i rischi di effetti cancerogeni derivanti dall'assunzione della creatina. Inoltre, non va dimenticato che le dosi di creatina normalmente assunte dagli atleti, soprattutto dai frequentatori delle palestre e dai body builders sono ben superiori a quelle massime indicate dalle linee guida e, per giunta, perdurano per lunghi periodi di tempo. A tale proposito, va precisato che un dosaggio di 20-25 grammi al giorno, pari a 0.3 g/kg p.c./die, (equivalente a oltre 12 Kg di carne!) è addirittura in grado di inibire la produzione endogena di creatina.

Pertanto, al di là di ogni considerazione di etica «sportiva», ci sembra doveroso richiamare l’attenzione sulla ancora scarsa certezza in merito alla innocuità della creatina, soprattutto a lungo termine, elemento questo da solo già sufficiente per evitarne l’uso, a prescindere dal dosaggio e dalla durata.

E) Altri prodotti con valenza nutrizionale, adattati ad un intenso sforzo muscolare.

F) Combinazione dei suddetti prodotti.

Per quanto riguarda queste ultime due categorie di prodotti dietetici, l’analisi dettagliata di tutte le possibili sostanze e combinazioni offerte dal mercato degli integratori richiederebbe uno spazio molto esteso e andrebbe al di là delle finalità di questa pubblicazione.

Tuttavia, a parziale esposizione delle informazioni disponibili su questa vastissima, e in molti casi folkloristica, categoria di sostanze, riportiamo alcune tabelle riepilogative che, già dal linguaggio semplicistico e carico di promesse,  bene testimoniano di quanto poco attendibili possano essere alcune affermazioni utilizzate nel pubblicizzare questi prodotti, peraltro, spesso, commercializzati con mezzi non del tutto corretti, che Ligtsey-Attaway (1992, in Butterfield: 1996) hanno così riassunto:

-            “Presentazione non corretta: ricerca non in argomento specifico; conclusioni arbitrariamente estrapolate; lavori solo su cavie animali; effetto dimostrato in patologia ma non nel soggetto sano; autori scientificamente inaffidabili; ricerche inventate”.

-            “Dichiarazioni false: è trascurato l'effetto placebo; il permesso alla vendita implicherebbe efficacia, ma questo non sempre è vero; indicazioni bibliografiche, quando presenti, inappropriate (ricerche non pubblicate, fonte non verificabile, obsolete, risultati estrapolati dal contesto, risultati inattendibili, riviste sconosciute o poco autorevoli)”.

-            "Valore aggiunto": promesse di altri servizi con il prodotto (programmi di fitness, diete, ecc.)”.

SOSTANZA ERGOGENICA

COMPOSIZIONE

EFFETTO RECLAMIZZATO

POLLINE DI APE

Miscela di saliva di ape, nettare di piante e polline

Aumenta la quantità di energia, migliora la forma fisica

LIEVITO DI BIRRA

Sottoprodotto della lavorazione della birra

Aumenta la quantità di energia

CARNITINA

Composto sintetizzato dall’organismo a partire dal glutammato e dalla metionina

Migliora l’efficienza cardiovascolare e la forza muscolare, ritarda il senso di fatica e riduce il dolore muscolare

COLINA

Precursore del neurotrasmettitore acetilcolina

Migliora le prestazioni

RNA,DNA

Acido ribonucleico e desossiribonucleico

Rigenera i tessuti

GELATINA

Sostanza ottenuta dal collageno

Migliora la contrazione muscolare

GINSENG

Estratto di radice di ginseng

Protezione dai danni tessutali

GLICINA

Aminoacido precursore della fosfocreatina

Migliora la contrazione muscolare

INOSINA

Purina

Migliora la forza

KELP

Alghe, erbe marine

fonte di minerali e di vitamine

LECITINA

Fosfatidilcolina

Previene l’accumulo di grasso

OCTACOSANOLO

Alcool estratto dall’olio di germe di grano

Fornisce energia e migliora le prestazioni

ACIDO PANGAMICO

Detta anche vitamina B-15.Di composizione varia a seconda del fornitore

Aumento della produzione di ossigeno

PAPPA REALE

Prodotta dalle api operaie per nutrire l’ape regina

Aumenta la forza

SPIRULINA

Alghe microscopiche verde-blu

Fonte di proteine

SUPEROSSIDO DISMUTASI

Enzima

Protezione dell’organismo dai danni derivanti dalla ossidazione cellulare prodotta dal metabolismo aerobico

PM Kris-Etherton

Di seguito è proposto un altro riepilogo esemplificativo dell'assoluto contrasto tra gli effetti dichiarati dai produttori di alcuni preparati e i risultati delle ricerche (estratto da D. Gambara, E. Albini, A. Chiodini "A tutto Sport" Panozzo Editore, Rimini. 1999).

 

PRODOTTO

EFFETTO DICHIARATO

COMMENTI

ALGHE MARINE
SPIRULINA

“...effetto dimagrante, antigastritico e colitico, antiallergico, fonte di numerose vitamine e proteine ...”.

Contrariamente a quanto pubblicizzato l’apporto proteico della Spirulina è di scarsa qualità nutrizionale, ma almeno 30-40 volte più costoso rispetto alle comuni fonti alimentari.

ALOE

“... contro l’insonnia, gastralgie, ha effetto analgesico e antimicotico cutaneo, favorisce la cicatrizzazione d’ulcere ed ustioni...”.

Non è mai stato scientificamente dimostrato alcun effetto anti-infiammatorio, antibatterico o qualsiasi altra efficacia terapeutica da assunzione d’aloe

ARGININA-ORNITINA

“L’arginina migliora, in modo naturale, il normale rilascio del GH favorendo il recupero, potenziando la muscolatura e diminuendo la massa grassa”

La somministrazione orale di arginina e/o ornitina aumenta i livelli serici di GH ma solo per alti dosaggi: ma con effetti collaterali quali forti dolori gastrici e diarrea.

CARNITINA

“Aumenta la velocità di contrazione dei muscoli e la resistenza alla fatica, allevia la stanchezza e il dolore muscolare”

Studi recenti non hanno evidenziato né diminuzione di carnitina da allenamento e nemmeno incrementi della prestazione atletica dopo sua assunzione.

GINSENG

”E’ un agente energizzante, aumenta il vigore fisico"

Esiste incertezza sugli effetti positivi del ginseng sui parametri aerobici.

GUARANA’
NOCE di COLA

“Aumentano la performance, migliorano l’attenzione e la destrezza”.

La radice di guaranà e la noce di cola non hanno principi attivi se non la caffeina che è uno stimolante. La sua assunzione è considerata doping se la concentrazione nell’urina supera una certa soglia.

MA-HUANG
(Ephedra sinica)

“Antica erba cinese che combatte la fatica, aumenta il consumo di calorie, la forza muscolare, la concentrazione”.

E' un’erba naturale che contiene efedrina e pseudo-efedrina. L’efedrina causa aumento della PA, tachicardia, vasocostrizione ed è uno stimolante del SNC: è una sostanza che rientra nell’elenco C.I.O. delle sostanze doping.

PAPPA REALE

“...aumenta la massa muscolare, la fertilità e la longevità ...”.

Non è stata dimostrata alcuna efficacia nel migliorare la prestazione atletica o altri effetti terapeutici.

POLLINE D’API

 “...ottimo integratore alimentare, efficace in diverse patologie come coliti, invecchiamento precoce, malattie renali, dermatiti, etc ...”

Non esiste alcuna attendibile letteratura scientifica che confermi le varie proprietà terapeutiche del polline, o di alcuna influenza sulla performance atletica.

UBIDECARENONE-Q10

“Aumenta l’utilizzo dell’ossigeno svolgendo nel contempo azione protettiva anti-ossidante” .

Studi recenti hanno dimostrato che apporti di Q10 non hanno evidenziato miglioramenti del VO2max e del tempo di esaurimento.

Appare evidente, anche a chi non ha particolari conoscenze di nutrizione, la grande discrepanza che esiste tra gli effetti reclamizzati dalle aziende produttrici e la realtà che emerge dalla valutazione scientificamente corretta di questi prodotti.

Ma, purtroppo, il mondo dello sport è ancora popolato da personaggi ambigui, disposti a tutto pur di trarre un vantaggio economico, anche a scapito della salute degli atleti. Tutto ciò è estremamente grave, tanto più quando i messaggi pubblicitari scorretti e ingannevoli sono deliberatamente rivolti a ragazzi e ragazze che spesso mancano del necessario senso critico per analizzarli e dell’esperienza indispensabile per valutare correttamente chi e perché gli propone “soluzioni” semplici e rapide per risolvere senza tanta fatica i loro problemi. La lotta al fumo, all’alcol e alle tossicodipendenze non è dissimile dalla lotta all’abuso degli integratori; quest’ultima è una premessa fondamentale per combattere il doping e restituire lo sport alla sua più naturale e vera identità: educare e divertire i giovani, per farli crescere bene ed in modo che possano, poi, essere adulti leali e in buona salute.

Un cenno a parte meritano gli integratori contenenti ferro, ma meglio sarebbe parlare di farmaci a base di ferro, che sono i più utilizzati dagli atleti, soprattutto delle specialità aerobiche.

Il ferro rappresenta un minerale di fondamentale importanza per la salute dell’uomo, viste le molteplici funzioni svolte nel nostro organismo. Inoltre, non va dimenticato che l’anemia rappresenta la carenza nutrizionale più frequente tra tutte le popolazioni del mondo. Ciò nonostante, l’uso nei confronti degli atleti, che alcuni medici hanno fatto e continuano a fare dei farmaci contenenti ferro è, nella stragrande maggioranza dei casi, del tutto privo di fondamento.La cosiddetta «anemia da sport» è, in realtà, un fisiologico adattamento del nostro organismo quando è sottoposto ad allenamenti indirizzati a migliorarne le qualità aerobiche. In questi casi, l’emodiluizione che si determina negli atleti di resistenza è, semmai, un indice di un buono stato di forma; raramente, al contrario, nasconde una situazione di carenza di ferro e, tanto meno, di anemia. E' doveroso ricordare che la correzione di una eventuale carenza di ferro, correttamente accertata, deve essere realizzata, in primo luogo, attraverso l'individuazione e l'eliminazione delle eventuali perdite ematiche, in secondo luogo con i provvedimenti dietoterapici appositamente orientati e, infine, se non si ottiene una correzione stabile e soddisfacente della carenza marziale, con l’ausilio di farmaci contenenti ferro da assumere per bocca.

La somministrazione di ferro in vena è, nella gran parte dei casi, inopportuna e potrebbe essere pericolosa; per queste ragioni, va riservata a quei casi di grave anemia, per fortuna rari e neppure compatibili con la pratica sportiva, che richiedono il ricovero ospedaliero e i dovuti accertamenti. La pericolosità dei trattamenti marziali, ancor più quelli endovena, è da ricollegare agli effetti tossici del ferro che è un potente agente ossidante, e al possibile rischio che il candidato alla terapia possa essere affetto, senza saperlo, da emocromatosi, una non rara condizione patologica ereditaria, in cui si verifica un accumulo di ferro nei tessuti, con gravi danni per l’organismo.

Altro capitolo, non sempre chiaro, è quello relativo ai prodotti di erboristeria, un vero e proprio «fenomeno sociale» che negli ultimi anni ha conquistato nell’occidente considerevoli «fette di mercato». Un discorso diverso riguarda l’omeopatia, per la quale, secondo la medicina ufficiale, manca allo stato attuale delle conoscenze una spiegazione scientificamente valida e accettabile dei suoi presupposti teorici. Come è noto, l'omeopatia, fondata da Samuel C.F.Hahnemann (1755-1843), si prefigge di curare le malattie attraverso la somministrazione di quantità estremamente ridotte di farmaci che, a dosaggi maggiori, sarebbero in grado di determinare la comparsa dei sintomi della stessa malattia da trattare: "legge della similitudine".

Ma, analogamente a quanto è accaduto per la farmacopea tradizionale, anche per l'omeopatia applicata allo sport si è verificato un deprecabile quanto pericoloso fenomeno di comparsa sul mercato di una serie di ambigui preparati, che hanno preso il nome dai «principi farmacologici», utilizzati nella preparazione della prima diluizione: eritropoietina 4CH, Emoglobina 7CH, Globuli rossi 4CH, Testosterone 4CH, Oxandrolone 4CH, Insulina 4CH-7CH, Somatotropina (HGH)4CH-7CH, Cortex cerebralis 7CH, Nootropyl 4CH, ecc. In questi casi, è chiaro il rischio di spingere i possibili consumatori verso un uso, non giustificato, di sostanze farmacologiche che, peraltro, sono vietate e contrastano con una corretta pratica medica!

Al di là delle forme scorrette di cui si è detto, più in generale, l’uso dei preparati omeopatici deve essere comunque affidato a medici in grado di valutare lo stato di salute dei pazienti e di stabilire la migliore strategia terapeutica da intraprendere, secondo scienza e coscienza.

Per quanto riguarda, invece, il ben più vasto mondo dei prodotti di erboristeria, occorre prudenza ed evitare l’improvvisazione e l’automedicazione. E’ opportuno ricordare che in Italia, allo stato attuale, differentemente da quanto avviene da molti anni in altri Paesi quali la Francia e la Germania, manca per i prodotti di erboristeria una legge che ne regolamenti in maniera precisa la vendita che, attualmente, può essere praticata anche da personale senza una comprovata specifica qualificazione e conoscenza scientifica dei prodotti.

Una proposta di legge sulla regolamentazione dei prodotti erboristici prevede due distinte liste di piante medicinali: una contenente i prodotti che possono essere prescritti dal medico e dispensati dal farmacista, ed un’altra con i prodotti di minore pericolosità che possono essere venduti liberamente in erboristeria o in farmacia. In realtà, nessuna pianta può essere considerata del tutto esente da pericoli perché in quasi tutte le piante sono presenti numerose sostanze chimiche, in grado di svolgere importanti azioni sull’organismo.

Le piante medicinali possono essere utilissimi presidi terapeutici (fitoterapia), già conosciuti fin dalle origini della medicina, come nei casi della digitale, della belladonna, del papavero, della valeriana, dell’efedra e di tante altre ancora ma, allo stesso tempo, possono, se assunte in quantità eccessive, rivelarsi mortali o contenere sostanze velenose (l’oleandro, la cicuta, il ciclamino, la ginestra, la calla, ecc.). Alcune piante possono causare reazioni allergiche, anche gravi, oppure interagire con altri farmaci assunti contemporaneamente (l’iperico, il ginkgo la biloba, lo zenzero, la liquirizia, il biancospino, l’altea, ecc.) riducendone l’efficacia o, al contrario, potenziandone gli effetti!

Inoltre, non va trascurato il rischio che i preparati di erboristeria, in assenza di disposizioni chiare e rigorose che ne regolamentino la produzione, l’importazione e la commercializzazione, possano contenere sostanze contaminanti pericolose, come funghi e/o parassiti. A questo proposito cito, come esempio, quanto è apparso, qualche tempo fa, sulla prestigiosa rivista "Lancet", in merito a nove casi di donne sottoposte a trattamento con dialisi, a Bruxelles, per fibrosi renale irreversibile causata dall’uso, come terapia dell’obesità, di erbe provenienti dalla Cina, contenenti la "Stefania de Transis" e la "Magnolia Officinalis" (sostanze tossiche per i reni):prodotti non controllati dal punto di vista della salubrità e commercializzati senza specifiche indicazioni e preventive rigorose valutazioni cliniche.

Infine, non va sottovalutato il rischio che alcuni prodotti erboristici possano “nascondere” insospettati composti chimici contemplati nell’elenco delle sostanze dopanti del C.I.O. E’ emblematico il caso, oggi a tutti noto, della Ma-Huang, un’erba che, secondo la medicina tradizionale cinese, sarebbe efficace nel combattere la fatica e nell’aumentare il dispendio energetico, la forza muscolare e la concentrazione. La Ma-Huang altro non è che il nome cinese di una pianta medicinale ben conosciuta anche in Occidente (Ephedra sinica), da cui si estrae l’efedrina: sostanza appartenente al gruppo degli alcaloidi, ottenuta anche per sintesi chimica, la cui azione farmacologica (stimolazione del Sistema Nervoso centrale, vasocostrizione, aumento della Pressione Arteriosa e della Frequenza Cardiaca) è nota da tempo, e comunemente utilizzata in ambito terapeutico, così come la sua tossicità. L’efedrina è una sostanza contemplata nell’elenco C.I.O delle sostanze dopanti: classe A, stimolanti!

A questo punto ci sembra opportuno richiamare quanto stabilisce il "Codice di Deontologia Medica" (Capo II, Art. 76, dell'ottobre 1998): "Il Medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare trattamenti farmacologici o di altra natura, diretti ad alterare le prestazioni di un atleta, in particolare qualora tali interventi agiscano direttamente o indirettamente, modificando il naturale equilibrio psico-fisico del soggetto".

Tutto ciò in armonia con quanto indicato dalla recente Legge 376 del 14-12-2000 “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping” che di fatto sancisce la fine dell’assioma per cui è doping il ritrovamento nelle urine degli atleti di sostanze proibite degli organismi sportivi, e sposta l’accento sulla reale necessità terapeutica e/o preventiva dei trattamenti farmacologici e non, prescritti agli atleti.

Infatti, la nuova legge definisce come doping “la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”.

E' importante sottolineare come sia il Codice Deontologico che la Legge 376 non facciano nessun riferimento ad un qualsivoglia elenco di sostanze dopanti o non, farmacologiche o di altra natura, ma sia esplicito nel vietarne la prescrizione o la somministrazione per il solo fatto di essere finalizzati ad alterare le prestazione di un atleta e, possiamo aggiungere, non giustificati da un motivo terapeutico o preventivo.

Se quanto detto costituisce un obbligo morale per tutti i medici, si immagini quale debba essere la posizione di coloro che medici non sono e che, invece, si spingono a consigliare farmaci, integratori e diete.

Corrette e adeguate abitudini alimentari, associate ad un buon programma di allenamento, nel rispetto dei tempi naturali di recupero dell’organismo degli atleti, sono gli unici insostituibili elementi per il miglioramento delle prestazioni sportive; gli integratori possono essere un valido aiuto nel completare i fabbisogni nutrizionali, ma solo quando realmente necessari, e sotto la guida di medici esperti e convinti che la lealtà sportiva e la salute degli atleti non hanno prezzo e valgano molto di più di qualunque vittoria.

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